Natale è in tutto il mondo la festa della pace e della speranza.
Ma ideologie sbagliate, fanatismo, desiderio di potere non guardano in faccia nulla e nessuno. Natale, per la guerra, è solo un giorno sul calendario.
Un giorno come gli altri; un giorno di sangue, di sofferenza e di morte.
I VINCITORI, rielaborato come testo teatrale da Salvatore Poleo e Roberto Puddu, è tratto da una storia vera: la storia di un reduce della Seconda Guerra Mondiale, sopravvissuto alla tragica campagna di Russia, che nella notte di Natale del 1941 si trova nel pieno di una drammatica battaglia; la vita sua e dei suoi compagni è appesa a un filo, sempre più sottile.
La simbologia stessa della festa cambia radicalmente: la neve, nella più classica e rassicurante oleografia del nostro Natale il panorama più gioioso, diventa nella gelida Russia il nemico più temuto e fatale.
Intrecciata a questa, con una contiguità spaziotemporale possibile solo grazie alla magia del teatro, la storia di una profuga tedesca in fuga dalla brutalità dell'Armata Rossa. Fiaccata nel corpo e nello spirito, sfugge per caso alla morte e decide di vivere a tutti i costi.
Arriverà fino a Dresda, sperando in un riparo. Ma troverà ad attenderla i micidiali bombardieri inglesi, in quello che sarà uno dei più terribili eccidi di tutto il conflitto mondiale.
Ad unire le vicende, il filo rosso sangue tessuto dal Guerriero, enigmatica e minacciosa figura che aleggia sulla storia.
Sintesi estrema della guerra, in tutte le sue forme e manifestazioni: ora il Comandante della truppa, con la sua ferrea disciplina; ora la voce della propaganda russa con i suoi proclami deliranti; ora la radio con i suoi drammatici bollettini di guerra, il portabandiera della morte pianta infine il suo vessillo su una montagna di milioni e milioni di cadaveri.
Ma anche in quelle terre lontane e martoriate dal dramma, il vero, intimo messaggio del Natale resiste e si rafforza: la speranza.
Speranza di sopravvivere; speranza di poter tornare a casa; speranza di ritrovare i propri cari, la propria terra.
La propria anima.