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Proposte di teatro

Monografie di autori italiani e stranieri. Chiunque voglia dare il suo qualitativo contributo per far conoscere più approfonditamente scrittori più o meno noti, può contattarci, che poi ci mettiamo d'accordo sul cachet...


Pubblicazioni: monografie

ALEKSANDER OSTROVSKIJ

Emblema del teatro russo dell'ottocento, come Molière in Francia e Goldoni in Italia, il suo ritratto troneggia al posto d'onore al Teatro d'Arte di Mosca.
In Francia l'ha fatto conoscere Bernard Sabel che ha presentato quattro dei suoi lavori, altrimenti sarebbe stato sconosciuto in Europa.
Esiste solo un libro, pubblicato nel 1912 da Jules Patouillet, che s'interessò ai rapporti tra le opere di Ostrovskji e lo stato zarista. Ostrovskij ha scritto circa 50 commedie, le Edizioni de L'Arche hanno pubblicato due tomi del suo teatro, tra cui, nel primo, Cuore Ardente.
Nato nel 1823, morì nel 1886. Patouillet, nel suo libro sciveva: "La sua vita s'è svolta senza alcun incidente, senza brusche crisi, senza pensieri profondi, conosciuti per esempio da Gogol e da Tolstoi. In lui il cuore s'è impegnato di lena ed è stato tenuto nella massima rettitudine con gli affetti familiari e coniugali".
Nessuna filosofia, nessuna polemica culturale. Non partecipò ad alcuna agitazione politica o sociale. Infine, nessun processo, né prigione, né esilio. Tre temi dominano la sua opera: la critica dei funzionari zaristi servili e dei commercianti avidi ed umilianti, la difesa delle donne per una loro vera autonomia dall'uomo, l'apologia dei commedianti a cui voleva un amore senza fine, come si intuisce chiaramente nella commedia "La foresta", del 1871, attraverso i personaggi di Fortunatov ed Infortunatov. Quest'opera vorrebbe appellarsi ad un cambiamento dell'ordine morale e sociale ma non è stata che un teatro morale. Un ritratto della Russia dal 1850 al 1880, come quello di un pittore dall'animo slavo, un sognatore di cui la foresta, le grandi foreste russe, sono depositarie. E non è nemmeno strano che il nome di Ostrovskij (da non con fondere con l'omonimo Nicolaj, poeta vissuto durante il periodo rivoluzionario) non sia mai stato usato dal movimento nazionalista russo. Nel 1923 diventò uno dei cavalli di battaglia della nuova politica culturale di Lunatchaski. Meyerhold mise in scena una versione rivoluzionaria de "La foresta", che fu la commedia più rappresentata dell'epoca sulle scene sovietiche. Ostrovskij deve essere ricordato perché è stato l'ispiratore di Cechov, cui non ha lesinato il giusto riconoscimento di commediografo. Difatti Cechov fa dire ad un suo personaggio: "In un pezzo di Ostrovskji, non ricordo bene quale, c'è un uomo che ha dei grandi mustacchi e delle piccole meningi... ebbene quello sono io!"
Poco conosciuto in tutta Europa, è stato messo in scena nel maggio 2003 da La Comedie Francaise con la regia del russo Piotr Fomenko e l'interpretazione di Denis Podalydes e Michel Vuillermoz nei ruoli rispettivi di Fortunatov ed Infortunatov.

Edoardo Ravelli

MANLIO SANTANELLI

Manlio Santanelli nasce a Napoli nel 1938.
Dopo la laurea si occupa alla RAI di Napoli e inizia la sua frequentazione del mondo dello spettacolo e del teatro in particolare.
Esordisce con una sua commedia, "Uscita di emergenza" nel 1980, al teatro San Ferdinando di Napoli con l'interpretazione di Nello Mascia e Bruno Cirino: grande è il successo di critica e di pubblico, per cui Santanelli lascia la Rai e si occupa solo di teatro.
Un'altra sua commedia, "Regina Madre", fu definita da Eugene Ionesco la più bella commedia europea della fine del novecento.
Santanelli colloca in ambienti per lo più napoletani personaggi e problematiche nuove e di respiro internazionale. Si sente la sua profonda cultura, la sua particolare originalità, non disgiunta dagli influssi del teatro di Pinter, Becket, Ionesco e della tradizione eduardiana e napoletana.
I suoi personaggi vivono, per lo più, in spazi ristretti con agorafobia e problematiche nevrotiche (Freud ha detto che siamo tutti nevrotici): vivono male ma non sanno, non possono o non vogliono vivere diversamente.
I lavori più conosciuti, oltre a "Uscita di Emergenza", portata in teatro anche da Luca De Filippo e Lello Arena, e "Regina Madre" con la brava Isa Danieli sono: "Pulcinella", con Massimo Ranieri e la regia di Maurizio Scaparro; "Disturbi di memoria", "Un eccesso di zelo", "Un gioco di pazienza", "Il baciamano", "Bellavista Carolina", "L'aberrazione delle stelle fisse (Vita natural durante)".

Ulteriori informazioni e bibliografia su www.manliosantanelli.it.

Pasquale Calvino

LUIGI LUNARI

Nato a Milano nel 1934, si è distinto per una satira sociale intelligente e non priva di grande ironia e senso del comico.
Ha spaziato in tutti i campi del teatro: dalla scrittura di opere originali e derivate ("Tre sull'altalena", "Il senatore Fox") alla traduzione di autori stranieri (Molière, ecc.); dall'insegnamento alla critica, al cabaret (I Gufi), alla sceneggiatura televisiva ("Le cinque giornate di Milano").
E' nota la sua lunga collaborazione con Strehler e poi il suo distacco dal Piccolo di Milano.
Il suo teatro, di valore internazionale, corrode (Castigat ridendo mores) gli usi e i costumi dell'uomo contemporaneo e non è lontano dal gusto dell'assurdo, del grottesco, del sarcasmo.
Ricordiamo qualcuna tra le sue più importanti opere teatrali: Tarantella su un piede solo (1958), Non so, non ho visto, se c'ero dormivo (1967), Contrattempi del tenente Calley (1974), Il senatore Fox (1980, grande satira politica), La stagione del garofano rosso (1987), La bella e la bestia (1988), Arlecchino e gli altri (1989), Tre sull'altalena (1990, tradotta e rappresentata in moltissime lingue e in tutto il mondo).

Ulteriori informazioni e bibliografia su www.luigilunari.com.

Pasquale Calvino

HAROLD PINTER

Harold Pinter nasce a Londra nel 1930.
I primi spettacoli su testi di Pinter furono visti negativamente dalla maggior parte della critica: si disse che non aveva niente da dire.
Oggi è forse l'autore teatrale vivente più rappresentato al mondo, vincitore, dopo Pirandello (1934), Becket (1969), Dario Fo (1997) e Jelinek (2004) del premio Nobel (2005) con la seguente motivazione:
"Pinter rivela il baratro che si nasconde sotto le chiacchiere di tutti i giorni e si fa strada nelle stanze più segrete dell'oppressione".

Di questo grande autore teatrale ricordiamo: "La stanza" (1957), "La festa del compleanno" (1958), "Il Guardiano" (1959), "L'amante" (1963), "Ritorno a casa" (1964), "Vecchi tempi" (1961), "La terra di nessuno" (1975), "Tradimenti" (1978), "La serra" (1980), "Chiaro di Luna" (1993), "Ceneri alle ceneri" (1996).

E' uno dei più importanti autori del teatro dell'assurdo (della minaccia, della memoria). Pinter, formatosi su Kafka, Becket e Ionesco, dà voce alle nevrosi dell'uomo contemporaneo e utilizza il linguaggio corrente caricandolo di suggestioni, ambiguità, effetti teatrali.
Non può non essere ricordata la stupenda interpretazione de "Il guardiano" di Peppino De Filippo per la RAI. Si ricorda ancora la bellissima sceneggiatura di "Il servo" per un grande film di Losey.

"I suoi personaggi, che appartengono all'infima borghesia, si muovono e agiscono in una condizione d'isolamento reale e psicologico e parlano per dialoghi giustapposti, non reciprocamente connessi."
"...la sua produzione teatrale è segnata dai temi dello scacco esistenziale, del sostanziale fallimento della comunicazione e, particolarmente, dall'incapacità della persona a interpretare le proprie stesse esperienze."
"...nel mondo di Beckett la comunicazione è impossibile, in quello di Pinter viene consapevolmente evitata per sfuggire al dolore che potrebbe derivare dal contatto umano (comunicare significa mettersi in potere altrui)."
"Nei tempi più recenti non esiste più un'azione vera e propria e il personaggio domina incontrastato con i suoi silenzi e i suoi monologhi, in un raffinato scavo psicanalitico che esplode in tragicità, conseguenza di azioni umoristicamente assurde."
(Antonietta Puliga)

"Le prime opere fanno dello spazio chiuso di una stanza il perimetro dove l'io sperimenta la propria identità, come nell'angustia di una reciprocità, in cui l'altro diviene inquietante presenza da cui difendersi, in un rituale in cui il dialogo sembra da un momento all'altro dover precipitare nel nonsense, ovvero in un nulla abitato da un'indicibile inquietudine."
"Per Pinter l'assurdo è un argomento di studio, non un credo nichilista."
"Le sue opere si basano su vicende dominate da oscure esplosioni di violenza e si svolgono attraverso un dialogo teso e ambiguo, carico di significati nascosti e spesso minacciosi. I personaggi cercano con fatica di comunicare tra loro, ma i loro dialoghi spesso sconnessi e frammentari, si arenano in lunghe pause e silenzi."
"Le sue situazioni domestiche fin dall'inizio suscitano un senso di strana curiosità, di mistero, per quanto familiari siano gli ambienti (la stanza, la cucina, la serra) che poi non sono altro che quelli dei drammi di Osborne, Ayckbourn, Wesker."
(Nicola D'Ugo)

"Se poi dovessi esprimere una preferenza (tra gli autori teatrali più amati - N.d.R.), questa andrebbe a Pinter per la sua capacità pressoché inarrivabile di trasformarsi in freddo osservatore dei guasti provocati dalla famiglia come dalla società, senza per questo ricorrere ad un genere di teatro terroristico che considera lo spettatore alla stregua di una vittima da sottoporre a tortura. Miracolo espressivo da attribuire alla ininterrotta ironia che serpeggia nei suoi drammi in forma di sottotesto."
(da un'intervista concessa da Manlio Santanelli a Pasquale Calvino)

Pasquale Calvino






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