Gio - 17 Mag 2012  

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ANTIGONE

di Jean Anouilh

Locandina Antigone è la figlia di Edipo e Giocasta, regnanti di Tebe. Dopo il suicidio di Giocasta e l'esilio di Edipo, i due fratelli di Antigone, Eteocle e Polinice, si uccidono a vicenda per il trono di Tebe. Creonte, fratello di Giocasta e, come tale, il nuovo re, decide di dare sepoltura solo ad Eteocle e non a Polinice, considerato come un delinquente e traditore e promulga un editto secondo cui chiunque seppellirà il corpo del rinnegato sarà punito con la morte.
Nessuno osa sfidare il re. Solo Antigone, fragile ma ostinatamente idealista, rifiuta questa situazione e, nonostante il divieto di suo zio, si reca sul luogo della tragedia per seppellire il corpo del fratello. Con la sua umana pietà e generosità vuole sfondare il muro delle leggi e della ragion di Stato.
Anche Ismene, la sorella, si rifiuta di seguirla temendo per la sua vita.
Antigone viene colta in flagrante dalle guardie del re e Creonte, dopo una lunga discussione con la nipote sullo scopo dell'esistenza, si vede costretto a condannarla a morte per rispetto della legge. La giovane, ribelle, non accetta i maturi consigli di Creonte che vorrebbe tentare di salvarla dalla giustizia degli uomini ricusando le testimonianze dei suoi soldati. Antigone sarà sepolta viva.
Ma quando la tomba viene sigillata, Creonte apprende che suo figlio, Emone, fidanzato di Antigone, è rimasto bloccato con la donna che ama.
Alla riapertura della tomba, Antigone si impicca ed Emone, dopo aver manifestato tutto il suo disprezzo a suo padre sputandogli in faccia, si apre il ventre con la spada. Desperata per la scomparsa del figlio, anche Euridice, moglie di Creonte, si dà la morte.
Foto di gruppo Quando Jean Anouilh scrisse l'Antigone nel 1943 sullo sfondo della Francia soggiogata dall'occupazione tedesca (la prima rappresentazione fu a Parigi un anno dopo), voleva probabilmente raccontare, attraverso la tragedia di Sofocle, il dolore per la lotta fratricida che si svolgeva sotto i suoi occhi: i francesi, divisi tra collaborazionisti e antinazisti, si dilaniavano nel loro paese, fratelli anch'essi contrapposti e sopraffatti dall'odio.
L'opera non differisce, nella storia, dal testo originario di Sofocle. Gli adattamenti più evidenti riguardano l'aspetto religioso, fattore chiave nella versione di Sofocle quasi eliminato invece dall'autore francese che ha spostato l'attenzione dal dualismo fra la Legge Divina contro la Legge dello Stato al conflitto caratteriale e generazionale dei personaggi principali, Antigone e Creonte.
E nella figura stessa di Creonte, che Anouilh fa apparire come un uomo vittima della sua sovranità e delle "controindicazioni" del potere, caratterizzato da certi sentimenti e nobiltà d'animo, mentre in Sofocle è più simile ad un puro e semplice spietato dittatore. Questo, probabilmente, anche nella consapevolezza di dover sottoporre il dramma alla censura tedesca, convinto che agendo altrimenti l'opera non sarebbe mai giunta alla seconda replica.


PERSONAGGI INTERPRETI
(in ordine di apparizione)
Il prologo-Il coro-La guardia-Il messaggero Gian Marco Marenghi
Antigone Valentina Summa
Nutrice Eleonora Cattaneo
Ismene Veronica Buscaglia / Elisa Piras
Emone Pietro Gabba
Creonte Fabrizio Orlandini
REGIA: Salvatore Poleo
LUCI: Roberto Peruzzotti
AREA DOWNLOAD
Scheda tecnica
Guarda il trailer!
(clicca su "Antigone" nella "VIDEO LIBRARY")


NOTE DI REGIA
Antigone è uno dei miti che più hanno interessato studiosi e drammaturghi a partire da Sofocle che, a metà del V secolo A.C., ha sistematizzato i racconti preesistenti sulla figlia di Edipo.
Le tragiche vicende della stirpe maledetta di Tebe è fortemente "teatrale" perché è un nodo di conflitti: conflitto tra generazioni (giovani contro anziani), conflitto tra generi (maschile contro femminile) e soprattutto conflitto tra ragion di Stato e ragione del cuore (fedeltà alla famiglia o alla polis?).
Tra le varie versioni, quella del francese Anouilh è stata scritta a Parigi durante l'occupazione nazista e per questo potrebbe sembrare che privilegi la dimensione politica del dramma; in realtà, la nostra lettura punta a rendere evidenti, oltre ai conflitti già ricordati, quelli interiori.
Ogni personaggio è teso, spaccato, tra polarità diverse, tra fedeltà disomogenee, in una situazione modernissima che inevitabilmente rimanda al nostro frammentato quotidiano.
Ancora una volta il mito proveniente dall'abisso del passato parla alle nostre anime ed al nostro mondo.

L'AUTORE
Jean Anouilh (1910-1987) inizia a scrivere testi teatrali nel 1929, ottenendo nel 1937 il suo primo grande successo (Le voyageur sans bagage). La sua più celebre opera resta Antigone, messa in scena per la prima volta nel 1944. Scrittore dotato di un'abilità unica, è stato in grado di realizzare un ampio spettro di capolavori diversificando le sue creazioni dall'affresco alla satira passando per la tragedia, ma collocando sempre al primo posto il gioco teatrale. Le sue opere sono incentrate sul conflitto tra sogno e realtà, tra possibile e impossibile, tra farsa e tragedia, tra purezza e degrado: la scena è un luogo di conflitti e indecisioni nel quale i contrari si incontrano e i migliori rifiutano il gioco della vita. I testi, persino quelli più caricaturali e farseschi, danno un'immagine pessimistica della natura umana, tormentata dalla nostalgia per una purezza ormai perduta. I protagonisti sono spesso messi di fronte alla dura scelta fra la praticità dei compromessi e un inflessibile idealismo, come avviene nel caso eclatante di Antigone. Ma i compromessi vengono rifiutati e, con essi, la vita: la soluzione è la morte, oppure un insostenibile rifugio nelle illusioni: il lieto fine è solo una favola.
Anouilh muore a Losanna il 3 ottobre del 1987.

Fotogallery


Dove siamo stati


2, 9 e 10 aprile 2011 Teatro Moderno
Vigevano (PV)





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